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Who’s Art For? #2 Nuovi modelli organizzativi contro il precariato culturale

Venerdì 18 dicembre 2020
10.00 – 12.30 e 15.00 – 17.30
in diretta sulla pagina Facebook della Fondazione Santagata

Nicoletta Daldanise e Irene Pittatore (Impasse) sono liete di presentare una nuova occasione di confronto tra i lavoratori dell’arte all’intermo del panel Who’s Art For? #2 Nuovi modelli organizzativi contro il precariato culturale, parte di R-set / Tools for cultural workers, il programma di approfondimento dell’associazione Impasse sulle condizioni materiali del lavoro culturale.

L’iniziativa, sostenuta dalla Direzione generale Educazione, Ricerca e istituti Culturali – Servizio II “Istituti culturali” del MiBACT e dalla Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, si terrà online in forma di webinar, con l’obiettivo di scattare un’istantanea dei movimenti e degli studi che hanno contribuito a sviluppare una nuova consapevolezza sul tema, sollevatasi a partire dall’effetto dirompente dell’emergenza pandemica in corso sull’economia delle organizzazioni culturali.

Per Who’s Art For? #1. Art Workers against exploitation era stato promosso l’incoraggiamento alla partecipazione democratica e all’inclusione di categorie vulnerabili all’interno dei processi e dei progetti artistici, con particolare attenzione alle forme di sostentamento, conciliazione e visibilità delle artiste all’interno della scena artistica internazionale, passando per la psicologia dello sfruttamento e per il femminismo applicato alla gestione delle organizzazioni.

Questa nuova tappa vuole analizzare il tema del precariato artistico e culturale nell’ambito dell’attuale contesto geopolitico, valorizzando l’innovazione di alcuni modelli gestionali e organizzativi rispetto alla cornice sociale, economica e legislativa in cui si inseriscono.
Ora che la precarietà permea qualunque aspetto della vita collettiva, quali modelli alternativi l’arte e più in generale la cultura hanno da offrire? In che modo possono farsi portatrici di un approccio solidale e collaborativo, che parta dal proprio ecosistema per contagiare altri ambiti della società civile? Gli interventi propongono possibili risposte a questi interrogativi da punti di vista e approcci complementari. Partendo dall’analisi di contesto attraverso la ricerca e dall’indagine sulle premesse antropologiche e politiche del fenomeno del precariato, il tema viene poi calato nel racconto di pratiche di innovazione culturale e attivismo, per ricollocarsi in una cornice di più ampio respiro europeo.

Il programma della giornata

10.00 – 12.30

Paola Borrione, Presidente & Head of Research, Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura
Primi risultati dell’indagine sulle carriere artistiche emergenti e la produzione culturale indipendente in Italia
Il contesto culturale è sempre più caratterizzato da elevati livelli di flessibilità e precarizzazione occupazionale. L’occupazione a lungo termine nel campo delle arti e della produzione culturale è stata sostituita da sistemi di lavoro a progetto e di breve termine, così che gran parte del rischio di impresa è stato trasferito direttamente sulla forza lavoro. A livello internazionale non mancano gli studi sul tema, che si sono principalmente focalizzati sul contesto americano o anglosassone. Nel caso italiano, tranne alcuni studi limitati a determinati contesti o iniziative maggiormente operative, manca ancora una comprensione sistematica e approfondita delle caratteristiche del fenomeno su scala nazionale.
L’indagine compiuta da Fondazione Santagata in collaborazione con GAI (Giovani Artisti Italiani), mira a dare un primo contributo per colmare tale vuoto, con l’obiettivo di studiare a livello nazionale le scene artistiche emergenti e la produzione culturale indipendente attraverso tre principali dimensioni analitiche: i percorsi di formazione artistica, le trasformazioni nelle carriere delle professioni artistiche e culturali, i centri culturali indipendenti come nuovi modelli organizzativi e di produzione culturale e artistica.

Vincenzo Estremo, Ph.D. Docente Curatela e Fenomenologia NABA (Nuova Accademia di Belle Arti)
Presunte libertà reputazionali
Il largo utilizzo di strumenti di valutazione e riconoscimento reputazionale nell’ambito dei lavori dell’arte contemporanea, riprende logiche del lavoro digitale, innestandosi tra le pieghe della dilagante disintermediazione professionale del settore. Questa macchinazione verticistica viene applicata a piani partecipativi e polarizzanti in cui la reputazione diviene uno strumento di referenza, svolge funzioni di governo e contribuisce a sua volta a condizionare atteggiamenti di autogoverno che inglobano l’idea di performatività. Questo intervento vuole mostrare in che modo nell’arte contemporaea i criteri qualitativi si stiano trasformando in sistemi di giudizio e controllo.

Marilù Manta, project manager di cheFare
I nuovi centri culturali e l’emersione di nuovi processi culturali rigenerativi
Negli ultimi 12 anni il settore della cultura ha subito notevoli trasformazioni e assistito all’emersione di nuovi approcci legati alle progettualità culturali. Per far fronte alla crisi economica, nelle città, come nelle periferie, nei paesini delle aree interne come sulle colline si sono riorganizzati gli spazi culturali sviluppando modelli di gestione alternativi e nuovi modi di fare cultura.
Tra “conflitti normativi” e momenti di effervescenza sociale i nuovi centri culturali sono diventati degli “hotspot”, spazi di confronto che abilitano nuove forme e pratiche culturali e si relazionano con il territorio di riferimento sperimentando, in alcuni casi, nuove forme di collaborazione e innovazione. Da anni cheFare lavora al fianco delle organizzazioni della cultura dal basso, degli enti di ricerca, dei produttori culturali e dei policy makers per tracciare nuovi percorsi di trasformazione culturale. Dopo aver lanciato a febbraio la prima Call to Action per mappare e tracciare i nuovi centri culturali d’Italia, è nato il festival laGuida che ha visto la prima tappa nei territori della Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta e il cui tema principale è stato la partecipazione.

Valentina Montalto, policy analyst, Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea
Cultura a tempo di COVID-19: un’occasione per ripensare l’occupazione culturale in Europa? 
Non possiamo parlare di arte e cultura oggi senza occuparci degli impatti che la pandemia da coronavirus sta generando sui settori culturali e creativi (SCC). Con l’arrivo del COVID-19, è venuta infatti meno la possibilità di ospitare pubblici in presenza, condizione necessaria alla sostenibilità economica di gran parte delle organizzazioni che operano nei SCC. Questo intervento si pone l’obiettivo di offrire una panoramica della possibile portata della pandemia sull’occupazione culturale a livello europeo in base all’evidenza pre-COVID, focalizzandosi poi sugli impatti settoriali e nazionali, in base alle prime stime effettuate da organizzazioni internazionali e di settore. Ne viene fuori un quadro frammentato e complesso, di difficile lettura in assenza di definizioni condivise e di dati comparabili, ma allo stesso tempo è difficile negare il danno economico e sociale che la pandemia sta generando. Questa pandemia sarà una sofferenza non sprecata se proviamo a capire cosa non funziona oggi, ma può funzionare domani, anche per i SCC, da cui delle riflessioni conclusive sulle possibili azioni da intraprendere.

h 15.00 – 17.30

Daniela Rosas, Gloria Ferrero, Life Designer e fondatrici del progetto IF Life Design
Lavoro dignitoso e crescita economica
L’Obiettivo 8 dell’Agenda 2030, Lavoro dignitoso e crescita economica è dedicato a incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti. II Decent Work, tradotto in italiano più frequentemente come Lavoro Dignitoso, secondo la definizione dell’ILO (International Labour Marketing) “riassume le aspirazioni delle persone nella loro vita lavorativa” dando rilevanza alle forti connessioni tra il lavoro e lo spazio sociale, relazionale, psicologico e simbolico.
Tutt* dovremmo avere l’opportunità di esprimere noi stessi e trovare, anche attraverso il lavoro, uno spazio di riconoscimento, di realizzazione o di scopo nelle nostre vite. Quali scenari e immaginari politici, economici e culturali è possibile contrapporre a rappresentazioni così diffuse come “l’arte non ti darà da mangiare”? L’Agenda 2030 si configura, anche da questo punto di vista, quale prezioso strumento per ragionare sistematicamente e progettare una carriera artistica innovativa e sostenibile, per sé e per gli altri, rafforzando il concetto di “decent work” ovvero dignità, uguaglianza, reddito equo e condizioni di lavoro sicure per tutti.

Elena Magini, Forum dell’arte contemporanea italiana
Il Forum dell’arte contemporanea: progettualità condivisa per un ripensamento del sistema dell’arte in Italia
L’intervento si focalizza sull’operato e la mission del Forum dell’arte contemporanea italiana, dalla sua nascita nel 2015, fino all’ultima edizione digitale del 2020. In particolare si porrà l’attenzione sulle conclusioni raggiunte dai lavori del Forum 2020 “Chiamata alle arti”, dove si sono individuate due diverse linee di azione, a breve e a medio termine: dalle modifiche già operate in seno all’Italian Council alle suggestioni per la definizione di un New Deal culturale. Il Forum ha proposto nelle sue varie edizioni una visione dell’arte come strumento di cambiamento di paradigma culturale e sociale, attraverso un processo di coinvolgimento collettivo.

Paolo Mele, Associazione Ramdom
Essere estremi in tempi estremi
Il mondo dell’arte contemporanea ha (ri)scoperto la sua fragilità e allo stesso tempo ha cominciato a capire quanto sia indispensabile avviare un dialogo produttivo e duraturo e forme di collaborazioni meno legate all’estemporaneità. Solo in questa nuova dimensione, infatti, è possibile resistere alle dinamiche di gentrificazione del settore dell’arte e sviluppare progettualità territoriali in grado di sopravvivere all’onda d’urto dei soggetti più strutturati e storicizzati. Tuttavia in un paese come l’Italia, in cui non esistono programmi di supporto strutturali né per artisti, né tanto meno per organizzazione artistiche questo non basta: occorre osare, innovare e non aver paura di essere estremi. Dall’estrema periferia a sud est d’Italia, quella di Ramdom è una storia che sull’estremo ha fondato la sua ragion d’essere e una parte della sua progettualità.

Lucrezia Calabrò Visconti (curatrice), Elena Mazzi (artista), AWI – Art Workers Italia
HYPERUNIONISE!
AWI – Art Workers Italia è un’organizzazione autonoma e apartitica nata con l’obiettivo di dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori che operano nell’ambito dell’arte contemporanea in Italia. Formatasi originariamente nel marzo 2020 in risposta alla crisi dovuta alla pandemia di Covid-19, oggi AWI è un’associazione che collabora con esperte e esperti del settore legale, fiscale e amministrativo, enti di ricerca e università, policy-makers e istituzioni dell’arte e della cultura per costruire strumenti di tipo contrattuale, giuridico, fiscale, etico e politico a tutela degli art workers. L’intervento percorrerà le tappe fondamentali dell’attività dell’organizzazione fino ad oggi, per soffermarsi sui principali progetti in corso e aprire a un confronto collettivo su come raggiungere le quattro “R” delineate nel manifesto di AWI: il riconoscimento delle professioni dell’arte contemporanea, la regolamentazione dei rapporti di lavoro, la redistribuzione delle risorse e la riforma delle logiche dell’intero settore.

Who’s art for? # 2 Nuovi modelli organizzativi contro il precariato culturale

Un convegno di
R-set / Tools for cultural workers (un progetto di Impasse)

Con il contributo di
Direzione Generale Educazione, Ricerca e istituti Culturali – Servizio II “Istituti culturali” del MiBACT
Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura

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